Fallimento aziendale: quali sono le procedure da seguire?

Può capitare che nella vita di un’azienda si verifichi anche l’evento che nessuno vorrebbe mai: il suo fallimento! Il termine non ha già di per sé un senso positivo e viene di solito vissuto male e con angoscia, soprattutto dall’imprenditore e dai dipendenti dell’azienda. Inevitabilmente, non solo l’imprenditore e i dipendenti sono coinvolti da questo avvenimento: tutti i soggetti che intrattengono rapporti con l’impresa si troveranno a perdere un fornitore o un cliente e a dover quindi subire, a loro volta, delle conseguenze.  Questa procedura deve sottostare a regole e modalità precise, che sono in atto di cambiamento per via della Riforma fallimento 2018. Vediamo in cosa consiste la procedura fallimentare e quali sono i cambiamenti di questa riforma

PROCEDURE FALLIMENTO: quali sono?

Entro novembre del 2018 il Governo dovrebbe riformare le procedure concorsuali della Legge fallimentare, la disciplina per le crisi da indebitamento e il sistema di privilegi.  Vediamo prima quali sono gli step per il fallimento aziendale:

    1. ISTANZA DI FALLIMENTO: è la fase che dà il via al fallimento e consiste nel ricorso depositato in tribunale per mano del debitore stesso, dei creditori o del pubblico ministero.
    2. ISTRUTTORIA: il tribunale richiede all’imprenditore i bilanci e la situazione patrimoniale e verifica tutti gli incartamenti, per accertare la sussistenza dei presupposti del fallimento (siano essi oggettivi o soggettivi).
    3. SENTENZA: verificati questi presupposti, viene dichiarato fallimento tramite sentenza. È questa la fase da cui iniziano le fasi operative del fallimento stesso, per procedere con la ripartizione di eventuali attivi dell’impresa stessa.
    4. PIGNORAMENTO DEI BENI: vengono apposti i sigilli sui beni di proprietà dell’azienda, che serviranno al curatore fallimentare per fare l’inventario e stabilire la situazione patrimoniale effettiva.
    5. ACCERTAMENTO DEL PASSIVO: i creditori presentano in questa fase la documentazione necessaria ad accertare l’esistenza del credito e il rispettivo ammontare. È in questa fase che il tribunale verifica il diritto di ogni creditore di partecipare alla suddivisione dell’attivo.
    6. LIQUIDAZIONE E RIPARTIZIONE DELL’ATTIVO: i beni pignorati vengono venduti e trasformati nel capitale necessario a ripagare i creditori.

La riforma in atto dovrebbe consentire una semplificazione delle procedure fallimentari e l’agevolazione delle comunicazioni e degli accordi tra debitore e creditori, al fine di rendere la procedura di fallimento un evento gestibile in modo più sereno, evitando gravi crisi per ogni soggetto interessato.

CHI PUÒ DICHIARARE FALLIMENTO?

Ci sono diverse modalità in cui può essere dichiarato fallimento e differiscono in funzione alla persona che presenta l’istanza. Se a dichiarare fallimento è il debitore stesso, siamo in presenza del cosiddetto fallimento in proprio. Naturalmente alla domanda, il debitore deve allegare una serie di documenti che ne provino lo stato:

    • scritture contabili e fiscali degli ultimi 3 esercizi
    • stato delle attività
    • lista dei creditori e rispettivi crediti
    • ricavi lordi per gli ultimi 3 esercizi
    • elenco di chi vanta diritti reali sui beni dell’azienda.

In alternativa, possono presentare istanza di fallimento anche i creditori, che devono essere necessariamente assistiti da un legale, e il Pubblico Ministero. Il PM può farlo solo in casi particolari e cioè quando l’insolvenza emerge nel corso di un procedimento penale (per esempio la fuga, la latitanza o l’irreperibilità del debitore o la frode per la diminuzione dell’attivo da parte dell’imprenditore) o quando emerge nel corso di un procedimento civile e il giudice lo comunica al PM.

COME REAGIRE AL FALLIMENTO?

La procedura di fallimento è un evento che pone sotto stress l’imprenditore, a volte in modo grave. Però bisognerebbe essere capaci di trarne il giusto insegnamento e vedere questo avvenimento come un modo per imparare dai propri errori e per ripartire con la giusta motivazione.  Naturalmente, è anche il momento di assumersi le proprie responsabilità e investire sul proprio miglioramento, per fare in modo che non ci si ritrovi nella stessa situazione o non si rifacciano gli stessi errori. Quindi, impara a gestire questo momento negativo trasformandolo in opportunitàPotrebbe interessarti anche questo articolo > Come creare un piano di ristrutturazione aziendale

Hai bisogno di aiuto per gestire al meglio questo momento di crisi della tua azienda? Possiamo aiutarti ad affrontare questa difficile esperienza e a trasformarti in un’imprenditore molto più consapevole. Facciamoci una chiacchierata!

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