Chìmbe, racconti di imprese è una rivista che incuriosisce già dalla sua copertina, bianca. Non lascia trasparire niente, non spiega ma evoca e suggerisce e ha una qualità che apprezziamo: confonde le idee. Basta svoltare pagina e aprire la rivista per essere catapultati in un universo di colori, dove gli imprenditori si levano giacca, cravatta, tacchi e tailleur per diventare personaggi di avvincenti racconti e narrazioni. Il tutto è accompagnato da disegni creati appositamente per ogni storia, come bellissime locandine o meravigliose copertine di libri. Ti consigliamo di sfogliarla per capire realmente di cosa stiamo parlando, così avrai modo anche di conoscerci meglio, vedendoci sotto una luce differente.
Nel progetto siamo state coinvolte casualmente, come succede in tutte le cose belle. Ce ne ha parlato una nostra cliente, dicendoci quanto secondo lei, la storia di Bvolution fosse perfetta per una narrazione di questo tipo. Così, ci ha voluto presentare l’ideatore del progetto. Abbiamo incontrato Marco un sabato mattina nel nostro ufficio e gli abbiamo raccontato tutto, il nostro incontro, la nascita di Bvolution, gli “incidenti” che si sono rivelati fondamentali per la nostra storia personale e professionale. Abbiamo parlato per oltre 2 ore fitte fitte.
Da questa chiacchierata è nata una sceneggiatura travolgente, capace di svelare a noi stesse un lato inedito di Bvolution. Così è nato il racconto “Bvolution, il film” pubblicato a pagina 30 sul primo numero di Chìmbe, che ti proponiamo di seguito.
Siamo felici ed entusiaste di aver raccontato la nostra storia a Marco, è stato un modo unico e bellissimo per ripercorrere la strada che ci ha portato fino a qui, e come avrai modo di capire, proprio la strada è un elemento essenziale per il nostro vissuto.
Ti auguriamo buona lettura!
Bvolution – il film
QUARANTOTTESIMO GIORNO DI RIPRESE.
C’è una certa agitazione nella troupe. Ieri la produzione ha fatto un raid sul set ed è stato un bagno di sangue. Regista e sceneggiatori sono in disaccordo su alcuni snodi della trama, e fin qui tutto regolare. Quello che non combacia più nelle loro visioni sono gli intenti di fondo.
E poi abbiamo accumulato un ritardo pazzesco sulla tabella di marcia.
Doveva essere un film sulle contraddizioni della politica e sui sistemi di finanziamento ai partiti e alle imprese. Non per condannare o assolvere qualcuno, ma per mostrare come vanno le cose. L’idea di spostare il discorso in una città periferica come Cagliari avrebbe evitato di pestare calli troppo rischiosi. C’era quella storia della prima metà degli anni Duemila, andata a finire con una marea di indagati e con pochissimi condannati. Ma soprattutto c’era una “dark lady” perfetta. Il fatto è che Hans Bahler, il regista, non è tipo che si accontenta degli atti ufficiali e delle testimonianze di seconda mano. Mentre giravamo le scene degli arresti e del putiferio mediatico di quei giorni, ha bloccato le riprese. Io voglio saperne di più. Prendetevi una settimana di pausa.
Ed è sparito.
Sette giorni dopo è tornato con il suo bottino. Trenta ore di file audio MP3. Trenta ore che Hans ha ascoltato e riascoltato, facendoci accumulare il ritardo pazzesco grazie al quale la produzione con buone probabilità abbandonerà il progetto e ci rispedirà a casa.
SCENA 67.
Inverno 2006-2007. Esterno notte. Statale 133, nel tratto tra Luogosanto e Tempio Pausania. Freddo, vento e raffiche di grandine. Assunta e Gabriella stanno rientrando da un appuntamento di lavoro a La Maddalena. Hanno fatto tardi. Con la loro utilitaria male in arnese procedono a velocità sostenuta, nel tentativo di rientrare a Cagliari prima dell’alba. Una macchina davanti a loro va troppo lenta. Assunta, alla guida, lampeggia con gli abbaglianti perché l’autista le lasci strada. Alla fine riesce a passare ma, nello spazio di pochi chilometri, la macchina le raggiunge, le sorpassa e le ferma. Polizia. C’è qualche problema, gentili signore? No, perché… abbiamo visto che ci facevate dei segnali con gli abbaglianti. Gelo totale, e non solo per le condizioni atmosferiche. Per stavolta passi, ma guidate con prudenza. È una serataccia.
Le due si scambiano il volante e ripartono. Altri dieci chilometri e Gabriella evita per miracolo un cinghiale gigantesco che attraversa la strada all’improvviso. Nemmeno il tempo per un sospiro di sollievo, che centra in pieno il resto del branco. La macchina è fuori uso, alcuni cinghiali giacciono immobili sull’asfalto. Loro due sono vive per miracolo. I telefoni non captano nessun segnale. Il freddo morde con violenza. Sono le ventitré e trenta, e il centro abitato più vicino si trova su un altro pianeta. Dopo un quarto d’ora, arriva una macchina. La stessa di prima. Toglietemi una curiosità, gentili signore… chi di voi è Thelma e chi Louise? No, perché… mio nipote è un fanatico di quel film e mi piacerebbe portargli i vostri autografi. La radio della volante è la loro salvezza. Prima arriva il carro attrezzi e poi, a tarda notte, il figlio di Assunta, giunto da Cagliari per rimpatriare le due avventuriere.
QUARANTANOVESIMO GIORNO DI RIPRESE.
Hans non sente il sonno. Le riprese di ieri notte lo hanno eccitato al punto che non è neppure andato a letto. Ha discusso a lungo con il montatore e ora pensa di utilizzare quel materiale come scena iniziale del film. È convinto di aver trovato la chiave di volta. Racconterà la storia di due donne che sono entrate giovanissime nel mondo del lavoro dalla porta della old economy, in un sistema sociale e politico sempre più anacronistico e ingessato, per poi rinascere a nuova vita in un altro mondo. Alla produzione l’idea non piacerà per niente. Ma conosco Hans e so che andrà avanti fino in fondo. Prepariamoci a girare la mancata promozione di Assunta. Hans è un treno in corsa.
Lei ha una posizione solida in un’agenzia governativa regionale e prospettive dirigenziali. Gabriella intanto è arrivata dietro le quinte della politica e si ritrova in mano il futuro di Assunta. Ma dal cilindro tira fuori un altro nome. Se potesse, Assunta la strangolerebbe con le sue mani. Il punto è che non si conoscono. Non si sono mai nemmeno viste in faccia. Gli sceneggiatori si incazzano e se ne vanno sbattendo la porta, in un tripudio di insulti e minacce. Hans nemmeno li sente e mi spedisce a studiare i documenti. Non ha ancora risolto un problema che già se ne mette un altro. Come hanno fatto quelle due a diventare amiche, colleghe e socie dopo una storia del genere? La risposta è in quelle trenta ore di file audio, ma a lui non basta. Vuole trovare un modo più cinematografico. Un incidente d’auto in pieno centro. Dico io, poco prima di arrivare alla porta. Hans mi fulmina. Vai avanti. Una è sopra pensiero per via dei casini che le hanno stravolto la vita. L’altra sta rimuginando sull’idea di cambiarla proprio, la sua vita. E… CRASH. Niente di grave, ma il traffico va in tilt. E loro cosa fanno? Si guardano in faccia e scoppiano a ridere. Poi, in una cornice di macchine ferme, clacson che strillano e folla in delirio, se ne vanno insieme a prendere un caffè.
Mi aspetto che mi lanci addosso il cavalletto che tiene tra le mani, e invece… Scrivila e mandamela via mail tra un’ora, così pensiamo alla location e chiediamo i permessi.
Sono senza fiato. Non dovevo studiare i documenti? Sì, anche. Portami la relazione entro stasera.
Mentre Hans esce con la troupe, io faccio correre le dita sulla testiera del portatile. In un’ora viene fuori la scena che gli ho raccontato e uno script di massima sul resto della storia. Thelma e Louise lasciano le strade che le avevano condotte fino al CRASH e decidono di percorrerne una nuova, insieme. Ripartono alle dipendenze di un’azienda che offre consulenze avanzate agli imprenditori con lo scopo di innescare o risvegliare processi di crescita. Dalla presa di consapevolezza di se stessi e della propria azienda fino alla messa a fuoco degli obiettivi concreti che consentano di arrivare ai risultati. Le due donne sperimentano il percorso prima di tutto su se stesse e riscoprono la luce. Ed è quello che faremo noi con questo film. Mi dice Hans alle sette di sera, quando torna. Io sono distrutto, mentre lui è carico come una molla. Come se avesse appena fatto una dormita di diciotto ore. Un panino e proseguiamo. Hans vuole mantenere alto il ritmo e, per fortuna, le vicende reali ci danno una mano. Il primo periodo della loro nuova vita è un susseguirsi di arrembaggi in giro per la Sardegna, con viaggi al limite dell’assurdo. Per due professioniste ultraquarantenni di quel calibro, cercare i clienti “porta a porta” o con “telefonate a freddo” non è una passeggiata.
Ma Thelma e Louise sono fatte per le sfide e non hanno nessuna paura di affrontare le difficoltà. Nel frattempo, matura in loro un’evoluzione che le porterà a staccarsi per gradi dall’azienda per cui lavorano fino alla creazione di un’impresa tutta loro, BVolution.
È quasi mezzanotte. Ci fermiamo per un caffè. A me sta bene, Hans. Ma, a parte il fatto che non abbiamo ancora il finale, lo capisci che la produzione non accetterà mai questo cambiamento di prospettiva? Posso permettermi di parlargli in questi termini perché, anche se sono solo un giovane aiuto regista, lui si fida di me. Non me ne importa niente. Troveremo altri produttori più coraggiosi, ma faremo il film che vogliamo noi. La brutale telefonata che segue con la produzione, suggella l’inevitabile chiusura del progetto e la fine delle riprese. Da domani dovremo camminare con le nostre gambe.
TRENTADUESIMO GIORNO DELLE NUOVE RIPRESE.
Stiamo per terminare il film. Hans ha recuperato buona parte di ciò che aveva girato con i vecchi produttori. I nuovi sono diversi, ci lasciano lavorare. Non risolvono le cose al telefono o con agguati sul set. Vivono il clima della troupe, pranzano insieme a noi, condividono gli aspetti artistici e quelli tecnici. Parlano con gli attori, con gli elettricisti e con gli scenografi. Se siete qui è perché siete bravi. Ogni tanto vi dimenticate di esserlo e non riuscite più a vedere il vero obiettivo. Quello è il momento di cambiare punto di vista. Di riaccendere il vostro sogno. Se siete positivi, trasferirete positività a chi vi sta intorno. A chi lavora con voi, a chi vive con voi. Appena Hans sente queste parole si insospettisce. Assomigliano maledettamente alla filosofia di BVolution, che lui conosce bene dopo tutti quei mesi passati a scavare nelle vite di Assunta e Gabriella. Non è che per caso voi siete loro partner e noi, senza saperlo, stiamo facendo un film su commissione? I produttori sorridono. Mi sembra che voi abbiate fatto il film che volevate fare, Hans. Lo stesso film che vi era costato il posto di lavoro. E comunque no, non siamo loro partner.
LA SERA DELLA PRIMA.
Per fortuna il bar è vicino all’ingresso della sala. In alcuni passaggi mi sono agitato e non riuscivo più a stare seduto accanto ad Hans. Il profumo del caffè mi aiuta a capire che in realtà abbiamo raccontato una storia ancora diversa da quella che Hans voleva girare quando è stato scaricato dalla vecchia produzione. Un film sul valore delle persone e delle loro idee. Sul senso di responsabilità e sulla consapevolezza delle proprie scelte. Sulla gente che sbaglia e che sa portarsi appresso il fardello dei suoi errori, in un processo di reincarnazione continua, ogni volta su un livello più alto. Ecco perché ha senso raccontare storie come questa.
Ci siete andati giù pesante, eh? Mi dice la voce di Gabriella. E avete romanzato un bel po’. Le fa eco quella di Assunta. Mi volto di scatto e vengo investito dai sorrisi dei “loro” ragazzi. Quei professionisti che fanno parte della squadra di BVolution e che condividono giorno per giorno le soluzioni, le evoluzioni e le rivoluzioni di Thelma e Louise.
Mi porto la tazzina alla bocca. Buono, questo caffè.
Daniele Mocci Copyright – Chìmbe Racconti di Imprese ®

